Non si tratta della prima (né probabilmente ultima) volta che un’azienda licenzia un dipendente perché ha detto qualche parola di troppo a proposito del capo.
Sono passati quasi tre anni dalla notizia del licenziamento dell’inglese Joe Gordon, a causa delle offese rivolte alla Woolamaloo Gazette, l’azienda per cui Gordon lavorava all’epoca. Oggi i blogger sono diventati più scaltri, e chi si sfoga contro i propri dirigenti lo fa in forma anonima, lasciando dietro di sé poche tracce.
Ma la stessa attenzione non viene dedicata ai social network, ancora percepiti come uno spazio informale e libero dalle regole sociali, proprio perché la rete di utenti è privata e limitata ai propri amici e contatti. Non stupisce quindi che una dozzina di dipendenti di Virgin Atlantic si sia sentita protetta mentre sul social network Facebook ha iniziato una discussione sulle condizioni di volo della compagnia aerea: scarafaggi in cabina, quattro cambi di motore in un anno su un singolo velivolo e passeggeri scortesi, anzi .
L’azienda ci ha messo poco a scoprire la discussione e a licenziare con effetto immediato i tredici dipendenti che hanno partecipato allo sfogo collettivo. «C’è tempo e modo di usare Facebook, ma non c’è giustificazione nel trattare così i clienti» ha dichiarato il portavoce di Virgin Atlantic, come hanno riportato anche la Bbc e l’Independent.
La notizia, ripresa in Italia da Punto Informatico, è un utile lezione per i dipendenti dalla mano leggera, ma anche per le aziende. Gianluca Diegoli su [mini]marketing sottolinea come la visibilità del gesto dell’azienda sia stata decisamente più ampia rispetto a una “non reazione”. Proprio per la natura privata dei Facebook, poche sarebbero state le persone che avrebbero letto la discussione mentre il rumore generatosi dal licenziamento ha avuto ripercussioni a livello internazionale.
Per le aziende resta il fatto che Facebook è ancora un’isola deserta, intrigante ma sconosciuta, come dimostrano le ultime iniziative di marketing che coinvolgono lo sbarco dei prodotti su Facebook. Massimo Cavazzini su Telcoeye racconta due approcci diversi: creare un finto profilo utente (come hanno fatto Normaderm di Vichy) oppure una pagina per i fan (come Lancia).
Il suggerimento per i dipendenti resta invece uno soltanto, come bene dichiara Enrica Garzilli su Orientalia4all: «Quindi, penso che l’unica soluzione per avere un po’ di privacy e usare Internet a livello sociale sia stare attenti a quello che si dice e si scrive, perché tutto rimane. In teoria, per sempre. E tutto può essere usato contro di te».




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