03 set, 2008
Il diritto all’oblio e i motori di ricerca
Scritto da: Tommaso Dotta | Categoria: Economia & diritto
In un’era di strapotere dei motori di ricerca online fa scalpore la decisione del giudice neozelandese David Harvey di concedere, a due accusati di omicidio, il cosiddetto diritto all’oblio: un principio che condanna la messa in rete di dati personali pregiudizievoli, che saranno rintracciabili in futuro anche senza essere all’ordine del giorno. Preoccupato che una tale diffusione possa condizionare l’imparzialità delle giurie e infangare la reputazione dei condannati (anche in caso di assoluzione) il giudice ha così preso una decisione che costituirà sia un precedente legale importante sia un difficile argomento di dibattito. In molti casi, infatti, i tutori della legge hanno scelto di seguire un percorso diametralmente opposto nella gestione dei reati gravi: darne in rete più risalto possibile, in modo da creare vere e proprie gogne mediatiche.
Per quanto riguarda l’applicazione pratica del diritto all’oblio, il Garante per la privacy ha contattato i dirigenti di Google che hanno offerto la propria disponibilità a rendere inaccessibili un certo tipo di informazioni; niente di concreto è però ancora stato fatto, data l’estrema complessità della questione.




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